mercoledì 18 maggio 2011

ricetta: le panelle palermitane

oggi mentre tornavamo dalla scuola materna mia figlia mi ha chiesto le frittelle.
Al che ho pensato che avevo in uno degli sportelli della cucina la farina di ceci gentilmente inviatami da Molino Chiavazza, sicchè ho pensato, per la prima volta nella mia vita di fare la ricetta delle panelle.

per chi non fosse di Palermo , le panelle sono queste:

panelle fritte

vengono utilizzate per farcire panini "di strada", il finger food palermitano per eccellenza...buonissime con una spruizzata di limone....

Nate durante la dominazione araba, risalgono al IX secolo. Preparate con farina di ceci, acqua e sale

l'eventuale aggiunta di prezzemolo, le panelle solitamente si mangiano in mezzo a panini con sesamo, rotondi e 

morbidi (che può essere la mafalda o mafaldina, o la muffoletta), ma comunque pane bianco, spesso 

accompagnate con crocchè di patate alla menta (chiamate in siciliano "cazzilli") o con altre specialità fritte in 

pastella.
muffoletta



In principio si parlava di pane e panelle e la regola era mai panelle senza pane, ma oggi troviamo le panelle gustate anche da sole con altri fritti palermitani .



A Palermo il mastro della panella è chiamato “il panellaro”, al cui cospetto prevalentemente si svolge il rito del consumo. Palermo ne è piena tra posti fissi e panellari ambulanti.


Il lavoro del panellaro comincia con la cottura della la farina di ceci come la polenta, un continuo rimestare con un paiolo da zattera, davanti alla pentola fumante, poi mette a raffreddare l’impasto coperto con uno 

strofinaccio e solo quando diventa maneggiabile, per il calore non eccessivo, comincia a lavorare le panelle. 

L’importante, sostengono i panellari più esperti, è non perdere l’attimo fuggente, perché se si aspetta troppo, l’impasto si indurisce e diventa immangiabile.


In passato i panellari più conosciuti e amati dai palermitani usavano delle formelle di legno levigato di forma rettangolare con incisi in rilievo ameni motivi floreali. Sulle formelle veniva spalmato l’impasto che, indurito, 

dava luogo alla panella cruda. Il motivo floreale non era un semplice amore per l’arte, bensì un segno di riconoscimento perchè il disegno si riconosce solo sulla panella fritta da poco, poi si perde… di fatto il motivo 

floreale era una specie di marchio per la panella doc!



Ma io che sono più rude dei panellari, stendo l'impasto su una teglia..
Insomma potrei postarvi la ricetta per filo e per segno ma sarebbe inutile, le panelle bisogna vederle fare...

Ho trovato su you tube un video de "l'italia del gambero rosso" che semplifica molto il procedimento, per cui vi rimando qui...
Solo una raccomandazione..lo "chef" trita il prezzamolo troppo finemente e non mette il pepe..mi raccomando pepe nero fresco di macina..!!!! buon appetito!!!




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6 commenti:

  1. Mmmm... Buone!!! Secondo te sono giuste le proporzioni acqua e farina? Voglio provare! Ciao!

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  2. sì le proporzioni sono esatte ;;)I

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  3. ho avuto modo di assaggiarle e devo dire che sono deliziose come le tue, anche se senza motivo floreale. Ciao :-)

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  4. Grazie... allora ci provo! a presto, ciao!

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  5. Miiii, che bbbuona la farina di ceci! In tempi non sospetti....prima cioè che conoscessi l' esistenza delle ''panelle'', cercai le ricette da poter fare con la farina di Ceci, che io aggiungo ovunque (pane, pasta, polpette...)perché l' adoro e l' unica facile e veloce era proprio questa...ma come dici tu...''mammetta''secondo me le ricette tradizionali, bisogna vederle preparare e poi magari c'è chi ha predisposizione in cucina e apprende facilmente tanto da poterle riproporre correttamente...spero di poterlo fare presto; grazie assai!

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